Q&A(BOUT ME)

Sono Federico Cogliandro, fumettista e sceneggiatore specializzato nell’arte del disagio comico. I miei lavori vivono principalmente nel regno dell’autofiction: in pratica, trasformo i miei fallimenti quotidiani in scelte narrative intenzionali. Sebbene la mia penna si senta a casa nel mondo della commedia, la mia scrittura si avventura anche in territori e generi più vasti e complessi, che possono richiedere media diversi da una tavola a fumetti.

  1. Ma sei davvero tu quello nei tuoi libri, o devo iniziare a preoccuparmi?
    Nei miei lavori, io e i comprimari (Si, pure Loddo) siamo versioni esasperate di come siamo nella realtà. Seguo la regola del 60-40: il 60% non è mai successo e il 40% è successo, ma in un modo che mi conveniva di più raccontare. Quindi si. Preoccupati, ma non troppo.
  2. Di chi è la colpa per questo tuo specifico brand di disagio?
    Mi vuoi male! La lista dei mandanti è lunga, ma i primi cinque della lista sono: Bill Watterson, Judd Apatow, Phoebe Waller-Bridge, Dan Harmon e Bryan Lee O’Malley.
  3. Se le tue storie avessero una colonna sonora, che suono avrebbero?
    Immaginate un incrocio improbabile tra una Tarantella di Mimmo Cavallaro e il Midwest Emo degli American Football. Praticamente un attacco di ansia su cui puoi ballare.
  4. Il tuo stile artistico è una scelta consapevole o un effetto collaterale del tuo senso dell’umorismo?
    Un po’ entrambe le cose. Il mio amore per la commedia sicuramente ha influenzato la mia crescita stilistica, ma una volta resomene conto ho reso il tutto più consapevole,
  5. C’è un piano a lungo termine dietro a tutto questo, o ti stiamo solo seguendo alla cieca?
    Ehhhhh…..sapessi. (Si)


Disclaimer: Ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è assolutamente intenzionale e, probabilmente, è tutta colpa loro.